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sabato 20 aprile 2019

Marie Anne de Cupis de Camargo (Bruxelles, 15 aprile 1710 – Parigi, 20 aprile 1770) è stata una danzatrice francese. Nota anche come La Camargo, fu una delle più conosciute danzatrici nell'Europa di fine Settecento.
Il padre, Ferdinand Joseph de Cupis, si guadagnava appena da vivere come violinista e maestro di ballo, e la educò fin da piccola perché calcasse le scene dei teatri. All'età di 10 anni ricevette lezioni da Françoise Prévost (1680-1741), allora prima ballerina dell'Opéra, e ben presto ottenne scritture come première danseuse, prima a Bruxelles e poi a Rouen.
Il suo debutto con il Balletto dell'Opéra di Parigi risale al 5 maggio 1762, in Les Caracteres de la Danse, in cui si esibì, prima fra le donne, in un entrechat quatre (salto nel quale si intrecciano velocemente le gambe due volte in aria prima di atterrare), che immediatamente la innalzò a regina delle scene. Fu innovatrice nei costumi in quanto per prima tolse il tacco alle scarpe e accorciò sopra la caviglia le gonne per poter ottenere una maggiore libertà di movimento, scelte che la promossero come ideatrice di nuove mode. Alla corte del re si cominciò a seguirne le scelte, le sue acconciature erano di rigore, il suo calzolaio fece fortuna.
Nella prima metà del XVIII secolo la ricerca nella danza iniziava a rompere i cliché della danza a terra, intraprendendo la lenta strada verso la sconfitta della forza di gravità. Lo stile di Luigi XIV e il tradizionale ballet de cour, cresciuti in contemporanea, erano fatti di movimenti maestosi e sfruttavano al massimo la grazia delle figure disposte su una superficie orizzontale; ma la tecnica evolveva in una continua ricerca di nuovi movimenti. Uno dei primi ballerini che diedero la sensazione dell'elevazione fu Jean Balon (e ancora oggi la capacità di dare la sensazione di rimanere sospesi in aria tipica dei ballerini è detta, appunto, "balon").
La Camargo divenne il simbolo di questa rivoluzione. Oggi è difficile comprendere l'eccitazione di chi assisteva a questi primi esperimenti, abituati come siamo al virtuosismo assoluto. Di fatto la Camargo non aveva una grande elevazione nei suoi movimenti, e la sua agilità non era molto vivace. Giacomo Casanova, che ebbe la fortuna di vederla danzare, descrisse una danseuse che eseguiva molti salti, ma senza una particolare elevazione. Si trattava di un inizio, nonostante tutto: il concetto di danse terre à terre veniva superato da quello di danse haute. La ballerina divenne, di fatto, il simbolo di questa nuova danza e venne spesso associata ai balletti dell'erede di Jean Baptiste Lully, Jean Philippe Rameau, che le dedicò anche un movimento (La Cupis) dal V dei suoi Pièces de clavecin en concerts del 1741. La danzatrice affascinò il proprio pubblico grazie anche al proprio temperarmento scenico e al proprio magnetismo; di lei Voltaire disse che danzava come un uomo: l'aggressività della sua tecnica brillante, se confrontata a quella di altre ballerine, costituiva una svolta nella storia del balletto. Di fatto fu la prima a strappare agli uomini il monopolio della danza. (da wikipedia)
Foto: Nicolas Lancret, La Camargo, 1730, olio su tela, 45x54 cm., Musée des Beaux-Arts de Nantes.

martedì 27 marzo 2018

Rachele nasconde gli idoli, 1726-29, affresco, 500x400 cm., Palazzo Patriarcale, Udine.
(Giambattista o Giovanni Battista o Zuan Batista Tiepolo; Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770)

lunedì 26 febbraio 2018

"Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all'istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m'aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava."
(Giuseppe Tartini, violinista e compositore italiano, autore della celebre sonata per violino in sol minore detta Il trillo del diavolo; Pirano, 8 aprile 1692 – Padova, 26 febbraio 1770)
Foto: Il sogno di Tartini, illustrazione di Louis-Léopold Boilly.