
"Già in una lettera scritta a Raymond Queneau
a Roma, nel 1934, subito dopo aver visitato la mostra sulla rivoluzione
fascista, Bataille confessava il fascino esercitato su di lui da
quell'esibizione di simboli mortuari, di drappi neri, di teschi,
osservando che si trattava nonostante tutto di qualcosa di serio, che
non doveva rimanere dominio esclusivo della propaganda fascista. In una
conferenza su «Le pouvoir», tenuta al Collège da Bataille il 19 febbraio
1938, in sostituzione di Caillois ammalato, la fascinazione esercitata
dalla simbologia fascista si traduceva addirittura nella
contrapposizione tra il fascio effigiato in Italia «sur le ventre de toutes les locomotives» e il crocifisso collegato frazerianamente a una «représentation obsessionnelle de la mise à mort du roi». La scure littoria,
commentava Bataille, in quanto strumento delle esecuzioni capitali,
«est opposé ostensiblement à l'immage du roi supplicié». La stessa
atmosfera torbida, intimamente colpevole attrazione per i riti mortuari
del nazismo fa da sfondo al romanzo Le blue du ciel, scritto nel 1935 e pubblicato più di vent'anni dopo." da Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Collana Nuovo Politecnico n.152, Torino, Einaudi, 1986.
foto di Monica Biancardi, 2016.
(Carlo Ginzburg, storico e saggista; Torino, 15 aprile 1939 – Bologna, 17 giugno 2026)