Visualizzazione post con etichetta 1907. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1907. Mostra tutti i post

mercoledì 1 novembre 2023

 


"La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità." da Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico, libro II, VIII.

(Alfred Jarry, poeta, scrittore, drammaturgo; Laval, 8 settembre 1873 – Parigi, 1º novembre 1907)

venerdì 12 maggio 2023

"A suo agio, scelse a una a una le tinte.
L'azzurro, alla luce delle candele, dà in un verde posticcio; se è carico, come l'indaco e il cobalto, diventa nero; se è chiaro, volge al grigio; se è limpido e tenero come la turchese, s'offusca e si ghiaccia. A meno dunque di associarlo come complementare ad un altro colore, non c'era da pensare di farne la nota dominante d'un ambiente.
D'altra parte, i grigi ferro, alla luce artificiale, s'imbronciano di più e s'appesantiscono; i grigi perla perdono l'azzurro e si mutano in bianco sporco; i bruni, s'addormentano e si raffreddano; quanto ai verdi carichi, come sarebbe il verde-imperatore ed il verde-mirto, si comportano nello stesso modo dei verdi densi e si fondono coi neri.
Restavano dunque i verdi più chiari, come il verde-pavone, i cinabri e le lacche; ma allora la luce artificiale esilia il loro azzurro, per non serbare che il giallo, il quale non conserva a sua volta che un tono falso, un sapore equivoco.
Neanche c'era da pensare ai colori salmone, granoturco; né ai rosa: l'effeminatezza di queste tinte contraria i propositi d'isolamento. Non c'era infine da prendere in considerazione i violetti, i quali si spogliano: solo il rosso che contengono viene a galla la sera; e che rosso! un rosso vischioso, la feccia d'un vino ignobile. Giudicava d'altronde affatto inutile ricorrere a questo colore quando, ingerendo una certa dose di santonina, si vede violetto: ciò che rende agevole mutare, lasciandole al loro posto, la tinta delle tappezzerie.
Scartati questi colori, non ne rimanevano che tre: il rosso, l'arancione, il giallo.
A tutti preferiva l'arancione. Trovava così in se stesso conferma ad una teoria ch'egli dichiarava pressoché matematicamente esatta: che una armonia, una rispondenza esiste tra la natura sensuale d'un vero artista ed il colore che i suoi occhi apprezzano meglio e cui sono più sensibili.
Trascurando infatti la grande maggioranza degli uomini che han la retina così grossolana da non apprezzare né la cadenza propria a ogni colore né l'arcano fascino delle gradazioni e delle sfumature; trascurando del pari l'occhio del borghese, insensibile alla pompa e al vittorioso squillo dei toni alti e vibranti; non prendendo in considerazione che gli individui dalla pupilla squisita, educata dalla letteratura e dall'arte, gli pareva fuori dubbio che l'occhio di quello fra di essi che sogna l'ideale, che reclama delle illusioni, che implora dei veli nei tramonti, è di solito accarezzato dall'azzurro e dai colori che ne derivano, quale il malva, il lilla, il grigio perla: purché tuttavia essi restino tenui e non varchino il limite oltre il quale divengon altri, si trasformano in violetti puri, in meri grigi.
Quelli invece che procedono a passo di carica, i pletorici, i bei sanguigni, i solidi maschi che disdegnano i preludi e gli intermezzi e s'avventano perdendo subito la testa, per la maggior parte costoro applaudono ai luccichii sfacciati dei gialli e dei rossi, ai colpi di tamburo dei cinabri e dei cromi che li accecano e li sborniano.
Insomma, l'occhio delle persone deboli e nervose che han bisogno, per risvegliare l'appetito, di cibi affumicati o piccanti; l'occhio di chi è sovreccitato ed estenuato predilige, quasi sempre, l'arancione: questo colore dagli splendori fittizi, dalle febbri acide." da Controcorrente, 1884.

(Joris-Karl Huysmans, nato Charles-Marie-Georges Huysmans, scrittore, poeta, critico letterario e critico d'arte, e dal 1902 oblato benedettino; Parigi, 5 febbraio 1848 – Parigi, 12 maggio 1907)

mercoledì 25 gennaio 2023

Ritratto del pittore Sebastià Junyent, olio su tela, 42,5 x 34 cm., Museo Nazionale d'Arte della Catalogna,  Barcelona.
 

 (Antoni Caba i Casamitjana; Barcellona, 1838 – Barcellona, 25 gennaio 1907)

martedì 19 marzo 2019

"It was pleasant to me to get a letter from you the other day. Perhaps I should have found it pleasanter if I had been able to decipher it. I don't think that I mastered anything beyond the date (which I knew) and the signature (which I guessed at).
There's a singular and a perpetual charm in a letter of yours; it never grows old, it never loses its novelty... Other letters are read and thrown away and forgotten, but yours are kept forever - unread. One of them will last a reasonable man a lifetime." Da una lettera al professor E.S. Morse, 1889.
(Thomas Bailey Aldrich, scrittore, poeta, editore; Portsmouth, 11 novembre 1836 – Boston, 19 marzo 1907)

giovedì 31 gennaio 2019

Testa di donna (la Bitta), 1903, matita su carta, Museo d'arte della città di Ravenna.
(Domenico Baccarini; Faenza, 16 dicembre 1882 – Faenza, 31 gennaio 1907)

martedì 4 settembre 2018

"Artisti come Bach e Beethoven eressero cattedrali e templi sulle vette. Io ho voluto, come dice Ibsen in un suo dramma, "costruire dimore per gli uomini, dimore in cui essi possano sentirsi felici ed a proprio agio". In altre parole, ho trascritto la musica folcloristica della mia patria, ho cercato di ricavare un'arte nazionale da queste manifestazioni sinora non sfruttate dell'anima norvegese."
(Edvard Hagerup Grieg, compositore e pianista; Bergen, 15 giugno 1843 – Bergen, 4 settembre 1907)

domenica 11 marzo 2018

La torta Sacher è una torta al cioccolato inventata dall'allora sedicenne Franz Sacher per il conte Klemens von Metternich il 9 luglio 1832 a Vienna, in Austria.
La torta consiste in due strati di pan di spagna al cioccolato leggero con al centro un sottile strato di confettura di albicocche o ciliegie. Il tutto risulta ricoperto di uno strato di glassa di cioccolato fondente. La ricetta originale prevedeva 18 albumi e 14 tuorli.
La torta Sacher viene servita a una temperatura di 16-18 gradi, tradizionalmente accompagnata con panna montata non dolce e una tazza di caffè o tè (molti viennesi, infatti, considerano la Sachertorte troppo "secca" per essere mangiata senza). Ci sono due ricette ufficiali. Perciò per due volte è sorta una causa legale tra i negozi viennesi di paste Sacher e Demel per stabilire a chi dei due è permesso vendere la Sachertorte "originale".
Ancor oggi i segreti della torta Sacher sono gelosamente custoditi dalla pasticceria dell'Hotel Sacher di Vienna, che ne produce artigianalmente oltre 270.000 pezzi all'anno. La Sachertorte originale è protetta da un marchio di fabbrica e, ad oggi, non esistono al mondo licenze per la rivendita di questo prodotto. Esistono invece centinaia, forse migliaia di imitazioni. Oltre all'Hotel Sacher di Vienna, la torta Sacher originale si può trovare anche all'Hotel Sacher di Salisburgo, presso le filiali Cafè Sacher di Innsbruck e Graz, presso la zona duty-free dell'aeroporto di Vienna e nell'on-line shop nel sito ufficiale dell'Hotel Sacher. Fuori dall'Austria invece l'unico posto dove la si può trovare è nel Sacher Shop di Bolzano. (da Wikipedia)
(Franz Sacher; Vienna, 19 dicembre 1816 – Baden, 11 marzo 1907)