
"C'è stato un giorno, e mi rattrista dire che in molti posti non è ancora
passato, in cui la maggior parte del genere umano, grazie
all'istituzione della schiavitù è stata trattata dalla legge esattamente
nello stesso modo in cui, per esempio in Inghilterra, sono trattate
ancora le razze inferiori di animali.
Forse verrà il giorno in cui tutte le altre creature animali si vedranno riconosciuti quei diritti
che nessuno, che non sia un tiranno, avrebbe dovuto negar loro. I
Francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è una
buona ragione perché un uomo debba essere abbandonato, per motivi
diversi da un atto di giustizia, al capriccio di un torturatore. Forse
un giorno si giungerà a riconoscere che il numero delle zampe, la
villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono ragioni
altrettanto insufficienti per abbandonare a quello stesso destino un
essere senziente. In base a che cos'altro si dovrebbe tracciare la linea
insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? Ma un
cavallo o un cane che abbiano raggiunto l'età matura sono senza
confronto animali più razionali e più aperti alla conversazione di un
bambino di un giorno, di una settimana o di un mese. Supponiamo che così
non fosse; che cosa conterebbe? La domanda da porsi non è se sanno
ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire." Da Principles of Morals and Legislation.
(Jeremy Bentham, filosofo e giurista; Londra, 15 febbraio 1748 – Londra, 6 giugno 1832)
Foto: la testa imbalsamata di Jeremy Bentham conservata all'University College di Londra.