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venerdì 22 marzo 2019

"Oh, that awful thing!" Pochi giorni prima di morire, a un fan che le chiedeva l'autografo citando il suo film "La figlia di Dracula".
(Gloria Holden, all'anagrafe Gloria Anna Holden, attrice; Londra, 5 settembre 1903 – Redlands, 22 marzo 1991)
Jean-Baptiste Lully o Giovanni Battista Lulli (Firenze, 28 novembre 1632 – Parigi, 22 marzo 1687) è stato un compositore, ballerino e strumentista italiano.
Trascorse gran parte della sua vita alla corte di Luigi XIV, ottenendo, nel 1661, la naturalizzazione francese.
L'8 gennaio del 1687 stava provando il Te Deum – da lui scritto dieci anni prima – per farlo eseguire come ringraziamento della recente guarigione del re, quando si ferì, battendo violentemente sul piede con il pesante bastone di metallo usato per segnare il tempo. La ferita si infettò, complicandosi in gangrena e, per tentare di salvarlo, i dottori proposero l'amputazione della gamba; Lully rifiutò. Su questa scelta, che si rivelerà fatale, i biografi hanno avanzato diverse supposizioni; il fatto di essere uno degli uomini più in vista della società e per di più con un passato di straordinario ballerino, gli impedì probabilmente di accettare l'intervento che, nel migliore dei casi, lo avrebbe lasciato menomato a vita. Oppure, forse sperò di poter guarire soltanto curandosi. La malattia fece il suo corso nefasto. Il 22 marzo 1687, dopo oltre due mesi di penosi travagli, Giovanni Battista Lulli morì; fu sepolto nella chiesa di Notre-Dame-des-Victoires a Parigi. (da wikipedia)
Le cosiddette macchine anatomiche sono due corpi, di un uomo e di una donna, completamente scarnificati, esposti nella Cappella Sansevero, nella città di Napoli.
Nei corpi è possibile osservare in modo molto dettagliato, l'intero sistema circolatorio costituito da vene, arterie e capillari. I due corpi, secondo una leggenda popolare, sarebbero il risultato di esperimenti effettuati da Raimondo di Sangro, principe di San Severo, e da un anatomista palermitano, tale Giuseppe Salerno, intorno al 1763 su due servi del principe a cui sarebbe stata iniettata una sostanza capace di trasformare in metallo il circuito sanguigno.
Furono descritti, con dovizia di particolari per la prima volta già nella Breve Nota, una guida settecentesca al Palazzo di Sangro e all'adiacente cappella, che riporta l'esistenza anche del «corpicciuolo d'un feto» con tanto di placenta. Questa terza «macchina» è rimasta visibile fino agli ultimi decenni del XX secolo, quando fu rubata. Le macchine si trovavano inizialmente nel cosiddetto appartamento della fenice del Palazzo di Sangro, e furono portate nella cavea della cappella solo anni dopo la morte di Raimondo di Sangro.
Nel 2008 i ricercatori dell'University College London hanno ricevuto l'autorizzazione da parte degli attuali proprietari della cappella a eseguire esami scientifici sulle due «macchine»; da tali studi è emerso che gli scheletri sono effettivamente umani, ma i sistemi circolatori sono completamente artificiali e costituiti da filo metallico e cera colorata. Sempre secondo questi ricercatori vi sarebbero alcuni piccoli errori nella riproduzione del circuito sanguigno, e nessuna persona reale sarebbe stata in grado di vivere se avesse avuto tali malformazioni.
(Raimondo di Sangro, o de Sangro, VII principe di Sansevero, esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, letterato e accademico italiano; Torremaggiore, 30 gennaio 1710 – Napoli, 22 marzo 1771)
"Il pubblico esige di essere trattato come le donne, alle quali soprattutto non bisogna dire nulla che a loro non piaccia sentire."
(Johann Wolfgang von Goethe; Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832)
foto: serigrafia di Andy Warhol, 1982.

giovedì 22 marzo 2018

"Desidero che il mio corpo sia inumato nel cimitero del Père-Lachaise. Quando la salma di mio marito sarà trasferita a Firenze io rimarrò lì, da sola. Faccio questo sacrificio con assoluta umiltà, sono stata già glorificata abbastanza dal nome che porto"
(Olympe Pélissier, modella, cortigiana e seconda moglie di Gioachino Rossini; Parigi, 9 maggio 1799 – Parigi, 22 marzo 1878)
Foto: studio di Horace Vernet per il Giuditta e Oloferne: la modella è Olympe Pélissier.
"Vengo dall'Actors Studio: io non recito, non inganno il pubblico. Mi identifico nei personaggi. Oggi come allora vivo come loro, sono loro. Per questo Tor Marancia è ancora il mio quartiere preferito, quello dove Quinto Gambi – che mi ha insegnato tutto per farmi diventare prima 'er monnezza', un ladro, e poi 'er pirata', un poliziotto – e la sua famiglia mi hanno accolto come un figlio. Lì ho imparato che i difetti dei romani possono diventare pregi, e viceversa, e questo vale anche per i delinquenti. Come in uno stornello."
(Tomas Milian, pseudonimo di Tomás Quintín Rodríguez, L'Avana, 3 marzo 1933 – Miami, 22 marzo 2017)

Il romito, 1887, olio su tavola, 50,3x31,7 cm., collezione privata.
(Vincenzo Cabianca; Verona, 20 giugno 1827 – Roma, 22 marzo 1902)