"Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente
instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che
li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione
di cui godiamo nella società in generale e l'autostima e la fiducia in
noi stessi che ne conseguono. Il "progresso",
un tempo la manifestazione più estrema dell'ottimismo radicale e
promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato
all'altra estremità dell'asse delle aspettative, connotata da distopia e
fatalismo: adesso "progresso" sta ad indicare la minaccia di un
cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e
sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un
attimo di tregua. Il progresso è diventato una sorta di "gioco delle
sedie" senza fine e senza sosta, in cui un momento di distrazione si
traduce in sconfitta irreversibile ed esclusione irrevocabile. Invece di
grandi aspettative di sogni d'oro, il "progresso" evoca un'insonnia
piena di incubi di "essere lasciati indietro", di perdere il treno, o di
cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta." (da Modus vivendi, Laterza, 2008)
(Zygmunt Bauman, sociologo; Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017)

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