mercoledì 29 agosto 2018

"Quando i casi della vita mi pongono di fronte a una cartuccia stereo 8 di Fausto Papetti, mi guardo intorno cercando negli altri uno sguardo di complicità. Ma il mio entusiasmo per l'importante rinvenimento di un reperto trash è puntualmente raffreddato poiché trovo sempre il nulla, la meraviglia, l'ignoranza e l'inesattezza. Spesso trovo anche una domanda: «Che cos'è il trash?».
Ogni volta che mi pongono questa domanda sono preso dal panico. Per me, che recepisco gli eventi trash non attraverso la mediazione culturale ma lungo i canali di una misteriosa telepatia, non è stato facile arrivare a dare una forma il più possibile razionale a questo universo in cui la materia più diffusa è l'irrazionalità. Temevo soprattutto che, descrivendo il trash, sarei dovuto ricorrere proprio a quelle mediazioni che, alla fine, l'avrebbero ucciso.
Di solito gli osservatori credono di raggiungere precisione e imparzialità ponendosi in orbita geostatica sull'oggetto del loro studio, avvertendo nel frattempo della loro totale non-appartenenza all'ambiente che analizzano. lo invece non mi trovo sopra, ma dentro al trash. Lo osservo e lo difendo attivamente dagli attacchi dei suoi molti nemici." Incipit da Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash, Roma, Castelvecchi, 1994.
(Tommaso Labranca, scrittore, editore, autore televisivo, conduttore radiofonico; Milano, 18 febbraio 1962 – Pantigliate, 29 agosto 2016)

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