"In tutta la mia opera narrativa e saggistica ho annesso sempre un'enorme
importanza al dopoguerra a Napoli. Truppe d'occupazione furono quelle
americane, ma apportatrici di un vastissimo concetto di democrazia nel
significato più comune e umano del termine. Il fatto che un capitano
alleato potesse amare fino a sposarla una popolana fu una rivelazione (e
una rivoluzione) sociale d'inaudita importanza. Una conquista
memorabile, che restò nel fondo del cuore dei napoletani. Per questa
ragione la società fittizia e illegale che si instaurò a Napoli per due o
tre anni lasciò dei beni morali e spirituali che sono ancora motori di
progresso più di mille teorie." Da Grandezza e decadenza della canzone napoletana, in Opere, Mondadori, 2005, p. 1357.
(Domenico Rea, scrittore, poeta, giornalista; Napoli, 8 settembre 1921 – Napoli, 26 gennaio 1994)

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