"In comune queste società militari, questi eserciti, queste forze armate,
hanno l’ispirazione a un principio generale che viene conosciuto in
quegli anni come Dottrina della Sicurezza Nazionale. Concepita nelle
scuole militari di guerra degli Stati Uniti, questa dottrina dice alle
forze armate dell’America Latina: “Badate, Voi fino a ieri eravate
preposti a difendervi dal nemico esterno, cioè sui confini della patria.
Da oggi in poi il vostro nemico è anche dentro il Paese. Quindi voi
dovete fare una doppia azione militare, all’esterno, di cui si avrà
sempre meno bisogno, e all’interno, dando la caccia e sconfiggendo i
nemici della patria che sono i sovversivi”. Mi si consenta una breve
citazione, perché su questa questione della sovversione si è parlato
molto. Nel 1979 a Puebla, nel Messico, la Chiesa Cattolica che ha avuto
un atteggiamento molto difforme e molto contrastante, però fu chiamata a
discutere della tragedia argentina, dove si spariva a migliaia a
migliaia e dove le vittime di questa repressione erano i cosiddetti
sovversivi. Ebbene, che cosa dissero i vescovi latino-americani a
Puebla? La lotta contro i sovversivi, come succede in ogni caccia alle
streghe o agli indemoniati, si era convertita in una repressione
generalizzata e demenziale, nella quale l’epiteto di sovversivo aveva
acquistato un senso tanto ampio quanto imprevedibile. Nel delirio
semantico erano molteplici i significati che la parola assumeva, tra cui
marxista, leninista, materialista, ateo, nemico dei valori occidentali e
cristiani. E così venivano classificati sovversivi quanti auspicavano
una rivoluzione sociale, come gli adolescenti che davano una mano ai
poveri che abitavano le baracche. Poveri i sovversivi, sovversivo chi li
aiuta. E cadevano nella rete dirigenti sindacali che si battevano per
un semplice aumento dei salari, ragazzi che avevano appartenuto a centri
giovanili e studenteschi, giornalisti non asserviti alla dittatura,
pacifisti, suore e preti, che portavano l’insegnamento di Cristo nei
quartieri più miseri. Qualsiasi loro amico è l’amico dell’amico, persone
accusate per vendette personali o indicate dai sequestrati sotto
l’effetto della tortura. Tutti costoro erano in gran parte estranei al
terrorismo, che pure c’era, ed estranei ai gruppi della guerriglia
armata. I veri guerriglieri o morivano negli scontri o si suicidavano
prima di essere presi, sicché erano pochissimi quelli che finivano nelle
mani degli aguzzini. Questo vi dice un po’ quale era la categoria
immensa dei desaparecidos, e come fosse varia e articolata." Da un'intervista tv del 2001.
(Italo Moretti, giornalista e saggista; Giulianova, 29 ottobre 1933 – Roma, 9 gennaio 2020)

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