lunedì 9 gennaio 2023

 

"In comune queste società militari, questi eserciti, queste forze armate, hanno l’ispirazione a un principio generale che viene conosciuto in quegli anni come Dottrina della Sicurezza Nazionale. Concepita nelle scuole militari di guerra degli Stati Uniti, questa dottrina dice alle forze armate dell’America Latina: “Badate, Voi fino a ieri eravate preposti a difendervi dal nemico esterno, cioè sui confini della patria. Da oggi in poi il vostro nemico è anche dentro il Paese. Quindi voi dovete fare una doppia azione militare, all’esterno, di cui si avrà sempre meno bisogno, e all’interno, dando la caccia e sconfiggendo i nemici della patria che sono i sovversivi”. Mi si consenta una breve citazione, perché su questa questione della sovversione si è parlato molto. Nel 1979 a Puebla, nel Messico, la Chiesa Cattolica che ha avuto un atteggiamento molto difforme e molto contrastante, però fu chiamata a discutere della tragedia argentina, dove si spariva a migliaia a migliaia e dove le vittime di questa repressione erano i cosiddetti sovversivi. Ebbene, che cosa dissero i vescovi latino-americani a Puebla? La lotta contro i sovversivi, come succede in ogni caccia alle streghe o agli indemoniati, si era convertita in una repressione generalizzata e demenziale, nella quale l’epiteto di sovversivo aveva acquistato un senso tanto ampio quanto imprevedibile. Nel delirio semantico erano molteplici i significati che la parola assumeva, tra cui marxista, leninista, materialista, ateo, nemico dei valori occidentali e cristiani. E così venivano classificati sovversivi quanti auspicavano una rivoluzione sociale, come gli adolescenti che davano una mano ai poveri che abitavano le baracche. Poveri i sovversivi, sovversivo chi li aiuta. E cadevano nella rete dirigenti sindacali che si battevano per un semplice aumento dei salari, ragazzi che avevano appartenuto a centri giovanili e studenteschi, giornalisti non asserviti alla dittatura, pacifisti, suore e preti, che portavano l’insegnamento di Cristo nei quartieri più miseri. Qualsiasi loro amico è l’amico dell’amico, persone accusate per vendette personali o indicate dai sequestrati sotto l’effetto della tortura. Tutti costoro erano in gran parte estranei al terrorismo, che pure c’era, ed estranei ai gruppi della guerriglia armata. I veri guerriglieri o morivano negli scontri o si suicidavano prima di essere presi, sicché erano pochissimi quelli che finivano nelle mani degli aguzzini. Questo vi dice un po’ quale era la categoria immensa dei desaparecidos, e come fosse varia e articolata." Da un'intervista tv del 2001.

(Italo Moretti, giornalista e saggista; Giulianova, 29 ottobre 1933 – Roma, 9 gennaio 2020)

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