"Due cose mi hanno spinto a scrivere questo libro. In primo luogo il
ritorno dal Lager. Ma altrettanto importante era per me la
rappresentazione di una giovane donna che aveva vissuto settanta anni fa
e che aveva un solo scopo: la realizzazione di se stessa. Era una
scelta molto difficile e dura. Ero una femminista, senza conoscere
nemmeno il significato della parola; infatti durante il fascismo non
esisteva né la parola né la cosa cui essa si riferisce. Quando ero
giovane avevo un solo scopo: diventare libera e indipendente [...]. Ne Il fumo di Birkenau
non sono propriamente presente, ma sono, come l'ha definito Primo Levi,
un “occhio che osserva” (das “beobachtende Auge”); non sono dunque un
personaggio esistente, ma solo osservante.
I ponti di Schwerin è un testo che tratta della mia vita, della mia vita dopo il Lager, della mia vita come donna.“
(Liana Millu, nata Millul, scrittrice, insegnante, partigiana; Pisa, 21 dicembre 1914 – Genova, 6 febbraio 2005)

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