sabato 17 gennaio 2026

Giuseppe Molteni, La Signora di Monza, 1847, olio su tela, Musei civici di Pavia.
 

Marianna de Leyva, in arte Suor Virginia Maria (Milano, 4 dicembre 1575Milano, 17 gennaio 1650), e nota come la Monaca di Monza anche grazie alle opere di Alessandro Manzoni. Figlia di un nobile spagnolo e nata a Palazzo Marino di Milano, si ritrovò a 13 anni costretta a entrare in monastero per via degli intrighi famigliari relativi alla ricca eredità della madre. Aveva comunque una posizione privilegiata: appartamento privato e delle suore come dame di compagnia o donne delle pulizie. Per carattere e per posizione sociale aveva un certo potere sulle altre e poteva permettersi di trattare dall'alto in basso le consorelle. Riscuoteva pure i tributi. Ebbe una relazione lunga dieci anni con il conte Gian Paolo Osio che abitava nel palazzo accanto al monastero. Da questo rapporto ebbe addirittura due figli, di cui uno nato morto. Molti sapevano e tutti apparentemente tacevano, ma quando la giovane conversa Caterina Cassini scoprì la storia e minacciò di rivelarla pubblicamente il conte Osio la uccise e poi, per eliminare i testimoni, fece lo stesso con un paio di suore amiche e complici di Suor Virginia Maria. Una delle due suore però prima di spirare riuscì a fare il nome dell'assassino. Osio fu condannato a morte e ucciso a bastonate a casa di un amico a cui si era rivolto per tentare di sfuggire alla condanna, Suor Virgina invece fu murata viva per 14 anni in una celletta nella Casa delle Convertite di Santa Valeria, a Milano. Riceveva un po' di cibo e acqua da una piccola feritoia e non poteva avere alcun contatto umano. Nel 1622 fu perdonata dal cardinale Borromeo che dopo averla esaminata la giudicò redenta, e restò a vivere in quella casa per altri 28 anni.

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