"Io sono un autodidatta nell’arte. Come Achille Bonito Oliva e Germano Celant. Laurea in legge il primo, maestro elementare il secondo, sino a età matura. Dunque solo la passione smisurata ci ha guidati. Anche perché ai nostri tempi non esistevano Facoltà universitarie specializzate in arte contemporanea. Mi sembra che negli anni ’60 la sola facoltà di arte moderna fosse a Roma, sotto la direzione di Giulio Carlo Argan. Ma di contemporaneo non aveva nulla. Credo che i suoi corsi si fermassero all’800. C’era qualcosa con Eugenio Battisti a Genova, ma non proprio arte contemporanea. Io frequentavo prima a Perugia poi a Roma i corsi di economia e come docenti, tra gli altri, ho avuto Amintore Fanfani e Aldo Moro, molto bravi e umani. In una lezione Fanfani ci disse: «Se io fossi stato uno stradino» (oggi operatore ecologico, credo) «sarei il primo stradino d’Italia. Umile ma determinato e autoritario». Non l’amai molto, seppure bravissimo, perché lui cambiò, a progetto ultimato, il percorso dell’Autostrada del Sole che in un primo tempo prevedeva di passare per Perugia, la mia città, mentre Fanfani impose la deviazione per Arezzo, la sua città. Non gliel’ho mai perdonato. Per il resto era una persona eccezionale. Tra i suoi uomini di fiducia c’erano il grande Ettore Bernabei, direttore della Rai come nessun altro, e Sergio Lepri dell’Ansa. Quest’ultimo fu il mio riferimento nel giornalismo d’arte. Più tardi, negli anni ’70, quando il Fanfani pittore (e si prendeva molto sul serio) fece una mostra alla Galleria Editalia a Roma, presentato da Giovanni Carandente, volli intervistarlo, curioso di conoscere la sua opinione sull’arte. Io ero amico di sua figlia Cecilia, allora fidanzata con il gallerista Cleto Polcina che io frequentavo. La mia richiesta fu accolta da Fanfani con entusiasmo ma quando arrivò da me la Digos (o forse Sid allora) per farmi delle domande e pormi delle condizioni prima di andare allo studio del maestro Fanfani, declinai la proposta, perché capii che non avrei dovuto intervistare un pittore ma un potente personaggio politico. Così non conobbi mai le sue opinioni sull’arte. E di questo mi rammarico un po’. Gli avrei posto qualche domanda spinosa." da un'intervista di Franco Fanelli del 2024.
(Giancarlo Politi, editore e critico d'arte; Trevi, 1937 – Milano, 24 febbraio 2026)

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