"Nel 1943 avevo 12 anni, mio padre fu catturato dai nazisti. Allora insieme a mia madre e mio fratello
Raffaele di 6 anni cercammo rifugio a Firenze. Fummo aiutati ed assistiti, prima dal cardinale di Genova Pietro Boetto e poi dal cardinale di Firenze, Elia Dalla Costa. A Firenze ci fornirono un elenco di conventi nei quali avremmo potuto nasconderci. La ricerca non fu facile, i conventi contattati erano tutti pieni. Dopo tanto peregrinare e ormai disperati fummo accolti da suor Ester Busnelli, che ci aprì il portone del convento delle francescane missionarie di piazza del Carmine a Firenze. Ma nel convento potevano ospitare solo le donne, così io e mio fratello fummo trasferiti al monastero di Santa Marta a Settignano. Di lì a pochi giorni i nazisti fecero irruzione nel convento di suor Ester e portarono via mia madre insieme ad altre 80 donne ebree. Come fuscelli nella tempesta e giàorfani senza saperlo, trovammo ospitalità, comprensione e affetto nel convento di Santa Marta. Ricordo che ogni sera quando dovevamo andare a letto era consuetudine che ogni bambino dovesse baciare la croce che le suore portano sul pettorale. Ma quando toccava a me, suor Cornelia, facendo bene attenzione che nessuno se ne accorgesse, metteva due dita sul crocefisso in modo che io baciassi le sue dita e non la croce. Poi mi sussurrava all'orecchio: "Adesso vai a letto e sotto le coperte recita le tue preghierine, mi raccomando!". E questo sempre, per quasi un anno." da un articolo di Antonio Gaspari del 2005.
(Emanuele Pacifici, storico e superstite dell'Olocausto; Roma, 15 giugno 1931 – Roma, 14 aprile 2014)

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