"Per un fascista come mio padre ricorrere alle punizioni a fini educativi era una cosa normale. Una mattina mi lasciò al manicomio maschile, dove rimasi per alcuni giorni. Avevo tredici anni ed ero l'unico ragazzino tra uomini adulti. Mi chiedevo quali fossero le mie colpe. La follia di quei giorni e la sua umana misura hanno profondamente influenzato i miei film, in cui c'è una feroce critica alla logica repressiva dei manicomi." dall'intervista di Susanna Schimperna a Tinto Brass e Caterina Varzi, Il culo è lo specchio dell'anima, in Heavy Metal n. 1, Sprea, Cernusco sul Naviglio, novembre 2022.
(Giovanni Brass, detto Tinto, regista, sceneggiatore, montatore e scrittore; Milano, 26 marzo 1933 – Roma, 4 novembre 2026)

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